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Tarquinia Tombe Etrusche di Monterozzi

Gli Etruschi sui Monti della Tolfa

Ma chi erano veramente gli etruschi? E perché quell'alone di mistero e fascino che avvolge la loro storia? "Basta pensare alla loro origine. Da dove vengono? Non si sa. Solo questo è bastato nei secoli scorsi a creare il mito e a alimentarlo. Quando ci si cominciò a interessare di questo popolo, già nel Quattrocento si creò infatti subito una leggenda: venivano additati come modello di vita. Cosa che continuò fino all'Ottocento: addirittura in Toscana agli etruschi ci si rifece nei momenti del Risorgimento perché ci sono brani nella grande opera storica di Tito Livio che dicevano, per esempio, che la fama degli etruschi andava dalle Alpi allo Stretto di Messina. E la lingua? "È scritta in un alfabeto di origine greca; Il problema più grosso è l'interpretazione: perché l'etrusco è una lingua non sorella delle altre che si parlavano in Italia il latino, l'osco, il venetico

La società com'era strutturata? I rapporti fra i cittadini sono quelli di una società gerarchizzata. Ci sono quelli che erano chiamati dai latini principes, i signori, i grandi aristocratici. Le classi subalterne erano tenute in modo più o meno istituzionale a omaggiare questi principi, anche se con quella sorta di strana familiarità di tipo partenopeo che esisteva tra i signori e il popolo minuto. Come un aristocratico del Mezzogiorno italiano si comportava con i suoi domestici, i suoi dipendenti, i contadini, i fattori, che hanno una tale familiarità, tanto da chiamarlo per nome mettendo don davanti: ecco tra i principi etruschi e i loro subordinati doveva essere qualcosa del genere". "C'è anche da dire" "che la struttura sociale è variata nel corso del tempo. Si passò da un sistema più o meno paritario con villaggi di 200/300 abitanti, per arrivare alle forme di affermazione dei primi ricchi dell'VIII secolo a.C. Quando si scoprirono le materie prime - i minerali e il sale - ecco che nacque la distinzione sociale tra ricchi e poveri, che si acuì nel corso del VII secolo, con i principi che, ovviamente, prima di avere il potere politico avevano quello economico".

La città Etrusca era una città mediterranea, caotica, rumorosa, disordinata, colorata, vitale. Con grandi palazzi signorili e tutt'intorno un brulicare di gente che viveva delle briciole del "pranzo" degli aristocratici, e musica, tanta musica. Gli etruschi erano affascinati dalla musica: pare che a suon di musica battessero gli schiavi e che al ritmo di strumenti catturassero i cinghiali. E gli odori: odore di cibi e di gente, di sacrifici e di incensi, che tradiscono la profonda religiosità e la grande superstizione di questo popolo. E molti colori, con grandi rossi, grandi azzurri, grandi verdi. Caos, colori, suoni, odori, sapori: quasi il sud, con la sua frenesia e la sua vitalità". Descrive così una città etrusca Mario Torelli, professore di Archeologia e Storia Greca e Romana all'Università di Perugia. La civiltà etrusca, nasce dalle ceneri della cultura villanoviana nell'VIII secolo a. C. e seppellita dagli scudi romani dopo più o meno ottocento anni. Di questa cultura, di questo popolo, in quella parte d'Italia delimitata dall'Arno verso il Settentrione e dal Tevere verso oriente e mezzogiorno, restano tante tracce.

E le donne? Che ruolo avevano all'interno di questa società? Le donne erano trattate come nel resto del mondo" "Il mito delle donne libere è solo un mito: fa parte di certi stereotipi etnici. C'era una maggiore libertà solo nelle classi alte. Tutte le società oligarchiche antiche riservavano alla donna un ruolo particolare perché la donna era la garanzia della continuità della stirpe che è uno dei problemi che affliggono di più gli aristocratici di tutti i tempi. Le donne delle classi subalterne vivono come le altre donne del Mediterraneo; praticavano anche la prostituzione sacra. Le case di tolleranza degli etruschi assomigliavano agli harem orientali. La mortalità femminile, al pari di quella infantile, era altissima: in una necropoli villanoviana si è trovato che una donna su tre moriva sotto i 15 anni. Tutte avevano un feto accanto: quindi morivano di parto, di febbre puerperale".

Il culto dei morti, l'immenso valore tributato a l'aldilà. Non a caso tombe, tumuli e urne funerarie per le anime dei defunti è pressoché tutto ciò che è giunto sino a noi. Le tombe scavate sono tantissime. Un numero esiguo quelle scoperte ed esplorate. E salvate. Più antica è la depredazione e più si trovano oggetti: in altre epoche l'obiettivo erano l'oro e l'argento. Nel Rinascimento era il bronzo. Nel '700 i vasi dipinti: per cui si scavava una tomba, si prendevano i vasi dipinti e si trascuravano per esempio i buccheri, le tipiche ceramiche dell'Etruria.

L'antica Etruria comprendeva l'odierna toscana fino alle porte di Roma

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