Carciofi,
rape, cipolle, farro, porri, aglio, asparagi, cavoli, carote,
fave, lenticchie costituivano l'essenza della vegetariana cucina etrusca.
Il miele, in particolare quello ricavato dal timo, costituiva il
principale condimento. Gli Etruschi conoscevano ed apprezzavano le
tagliatelle: lo desumiamo dalle attrezzature rinvenute nella tomba dei
rilievi a Cerveteri.
Dagli
affreschi delle necropoli etrusche ed i musei delle città dell'antica
Etruria, è possibile capire le abitudini eno - gastronomiche degli antichi
Etruschi che amavano la primavera e l'eterno brindisi all'immortalità.
Per gli Etruschi lo sdraiarsi a tavola per mangiare era come partecipare
ad un rito sacro: il cibo aveva una funzione nobiliare e catartica da
procurare l'immortalità.
Acquacotta
Il
rapporto degli Etruschi con l'acqua era di fondamentale importanza se pensiamo alle opere idrauliche di incanalamento, di sfruttamento di
irrigazione. Riconoscevano infatti, nell'acqua, un fattore essenziale
ed insostituibile alla vita di ogni giorno e a ogni livello. Gli
Etruschi sentivano la sacralità dei fiumi e dei laghi. l'acqua arrivava
alle citta con sapienti reticolati di acquedotti, l'acqua vi veniva
conservata in tutta la sua purezza in cisterne ed in pozzi di perfetta
tenuta. Nei
territori, un tempo etruschi si rivela l'importanza dell'acqua in un
piatto considerato campagnolo. L'acquacotta è il cibo dei "poveri", un
piatto che nasce dalla fantasia di chi ama la natura, la
primavera, l'essenziale, ma soprattutto il grande amore per l'acqua...
come gli Etruschi!
La magia e ... l'acqua
Anche se le notizie su questo aspetto della civiltà etrusca sono
scarse, si sa che i romani definivano l'antica Etruria "madre di
ogni superstizione". A livello popolare la società etrusca,
infatti, presentava pratiche oracolari e negromantiche oltre a culti
esoterici. Esistevano inoltre una quantità di maghi e indovini oltre
a una speciale casta di sacerdoti. La magia più diffusa era quella
delle acque, tanto che in ogni sito etrusco si può trovare un
"tempietto delle acque".
La
cucina etrusca
Gli etruschi
facevano "apparecchiare due volte
al giorno, una tavola sontuosa con tutto ciò che può contribuire a una vita
raffinata" racconta il filosofo Posidonio (135-51 a.C.). Ovviamente si
riferiva alla classe nobiliare che poteva contare su un numero impressionante di servi e
sulla ricchezza di una tavola che non somigliava alla semplicità di quella degli altri
ceti. Per i quali
il cibo principale era costituito da pappe e farinate di farina di farro
accompagnate da lenticchie, ceci e fave. l’uovo era il cibo
dell’inizio A volte la tavola era arricchita da
carne di maiale e pecora.
La
seconda parte era dedicata ai dolci, alla frutta di ogni genere e alle torte a
base di formaggio, miele e uova. Accompagnavano il tutto con il vino
aromatizzato e dolcificato col miele per suscitare l’allegria che vediamo sul
volto dei commensali.
Il
sapore predominante era dato dall’aglio, pianta spontanea insieme a
quella del porro, meno acre, e dalla cipolla, consumata poco soprattutto dai
nobili che la cuocevano per distinguersi dai servi che ne mangiavano molta
cruda, condita con il sale. Per insaporire la cacciagione usavano l’alloro,
frequente nell’Italia centrale, mentre il prezzemolo era usato per carni più
delicate.
Il
pane non conteneva sale, ancora oggi sui Monti della Tolfa come nel Viterbese e
in Toscana tale usanza rimane.
Gli
Etruschi furono i primi in Italia Centro Settentrionale a coltivare l’olivo,
come testimoniano i numerosi noccioli di oliva trovati nelle tombe, ma il vino
fu la loro vera specialità tanto che il termine latino vinum derivò
dall’etrusco uinom.